marzo 31, 2011

L'Ultimo, colui che fu dimenticato - parte 3

Dopo un tempo realmente e immensamente lungo, finalmente pubblico la terza parte(la penultima per l'esatezza) del racconto su Grivian, l'ultimo dei grandi elfi, coloro che fondarono le tre corti elfiche note come: silvianalin, maliedrinalin e grivianalin.
Di seguito lascio i link delle prime due parti:
Prima parte
Seconda parte
- Tutto iniziò all’alba del quarto anno di viaggio nelle prime giornate di autunno. -
Nuerdilil sorrise come se ricordasse questo momento. Per Bernino la bolgia insulsa dei villani era un ronzio pesante e odioso. Spesso, sulla sua seduta scomoda e lercia, si voltava guardando atrocemente qualche stupido e rozzo villico. Quel racconto iniziava ad avere per lui dei risvolti che la sua mente stava incuriosendo.
- Grivian ormai era visto da tutti come un visionario. I figli l’abbandonarono. Per primo vi fu Liedrin, un elfo alto, saggio, leggiadro ma incattivito dal male del mondo. Il suo sguardo si posò dapprima sul denaro e poi sul potere. Gli intrighi di quella comunità lo invaghirono di idee corrotte. Prima al soldo di chi lo ingaggiasse come guardia, poi chi lo pagava come amante, infine come assassino. Il denaro, gravida sempre male idee: il potere fu una di queste.
-Soltanto la piccola Amira rimaneva estasiata da Grivian e in ogni occasione cercava di capire e scoprire gli studi del suo capo. Amira era il pupillo di Grivian ed egli non mancava di spiegarle i suoi studi e per molti di noi lei sarebbe stata la nostra futura guida ideale.
- Il comando di Grivian era debole. Molti elfi non si capacitarono di aver commesso un errore così grande nell’intraprendere quel viaggio. Attraverso i regni umani, tra orsi, lupi. Le intere nottate, giornate e settimane sotto le tempeste di neve e nebbia. Tra paludi e stagni e i laghi. Oltre le colline dorate di quel che un domani l’umano denominerà Loner. Ciò non è tollerabile. Così tanto vagabondare. Nessun risultato. Nessun terreno che al nostro Grivian piacesse. Non importava se era abbondante il grano o il riso, se i fiumi abbondassero di pesci o le foreste di selvaggina. Niente. Tutto era rivolto alle stelle ma ai tanti elfi che lo seguirono solo a pochi interessava questo.
Si fermò, come se questo pezzo fosse fastidioso da narrare. Come se ciò che stava per dire era parte di un lontano accordo.
Riprese, lentamente con una voce antica. Il peso di ciò che stava per dire avrebbe cambiata la sciocca vita di Bernino che sino a quel momento aveva vissuto tra bestemmie, fango e miseria oltre ai pidocchi.


-Signor Bernino, -
e questo fece uno strano effetto al ragazzino perchè signore lo si dice agli adulti.
-Capite cosa vi sto dicendo? Mi guardi Signore, ciò che sto narrando a Voi è di fondamentale importanza. Il futuro, le prossime dinastie, lo sento, son destinate a fallire se non conosceranno ciò che vi narro. La mia vita è qui come un ombra. È inutile a molti e ai pochi son un lontano ricordo. Le mie parole fuggono a tutti ma tu hai inconsapevolmente intrapreso il viaggio. -
Di quel che Nuerdilil narrò a Bernino i presenti ne furono ignari.


Si sa che la coppia rimase lì per tutta la notte, sino all'alba. Bernino non tornò a casa né quella notte né le seguenti. Le voci delle pettegole vicine alla famiglia di Bernino dissero che se l'eran portato via i briganti, che lì ne è pieno. Lì ad Ambras di briganti troppi ne giravano!
Bernino invece ripercorse antichi vicoli che ormai ad Ambras nessuno più intraprendeva. Nuerdilil lo portò nei cammini che fece Grivian.
Grivian non fu un buon capo. Non era forte e non si dedicava ai malesseri della sua comunità. Egli arrivò in questo territorio dopo oltre cinquanta anni di viaggio con solo una minima parte dei fedeli che partirono speranzosi dalla Foresta degli Albori. Nessuno di loro però sapeva che essere andati via li ha salvati. Nessun elfo fu mai riconoscente per questo a Grivian anche se neanche lui sapeva questo. In quegli anni diede il nome alle costellazioni. Egli fu guidato da quelle costellazioni e dal gioco che le aurore creavano. Non mi stai seguendo vero? Lo immaginavo. Guarda su, oltre i tetti e i fumi dei comignoli. Vi sono delle striature nel cielo stellato. Le noti? Bravo Bernino. Grivian seguì quelle striature oggi così deboli ma un tempo nitide come pennellate multicolore di un artista sulla tela bianca. Quando arrivò qui era già vecchio. Vecchio per ogni idea canonica di vecchiaia. La sua ossessione e la sua idea di conoscere le stelle lo resero ancora più debole come capo e ancor più fissato. La sua amata morì qualche anno prima di arrivare in questo territorio. Morì per la febbre che non perdona. Morì senza il calore dei suoi figli, spariti, morti, andati via e di suo marito che nel cielo trovava tutto ciò di cui aveva bisogno.Grivian arrivò in queste terre perchè egli credeva che le aurore portassero nel punto preciso in cui queste nascevano, un po' come le storie sugli arcobaleni e le bisacce piene di denaro dei nani. -

Bernino in quel momento fissava l'elfo, non capiva tutto ciò che stava dicendo ma ormai era ben chiaro alla sua testa che quella storia non l'avrebbe mai più scordata. Il vicolo in cui stavano, ora che la sua vista si era abituata ai dettagli che l'elfo gli faceva scorgere, doveva essere realmente antico. Piccoli bassorilievi erano incisi su alcuni sassi, o meglio, alcune antiche pietre che da quel che diceva il messer elfo dovevano essere le antiche cinta muraria di Ambras, pareva raffigurassero un corteo nunziale.
- … il tempo era ormai trascorso. - continuava senza sosta l'antico elfo. - Grivian era ormai un vecchio elfo che agli occhi delle nuove generazioni sembrava solo un folle. Io stesso fui uno di quelli che credevano che il nostro “elimnor” fosse pazzo. Ma ci sbagliavamo. Egli aveva in qualche modo visto giusto su tutto.
Senza che lo sapessimo ci aveva salvato la vita dagli attacchi dell'Impero, dalle persecuzioni e dagli oltraggi che le razze giovani fecero a noi. Senza che ce ne accorgemmo, nonostante gli anni di sofferenza ci portò in un luogo che ci permise di crescere, di capire il nostro luogo su questa terra. -

Vedi le pietre, quelle pietre son antiche eppure nessuno capisce cosa abbiano visto. Se vuole, Signor Bernino, glielo racconterò perchè questo è e sarà il vostro compito. -
-Cosa intende con mio compito? -
-Parlo di ciò che saprai e di come il peso di ciò potrà influenzare la tua esistenza. Questa storia è stata celata per secoli. Per secoli l'uomo ha ignorato l'obbligo morale che aveva ed ha per la mia specie che ormai si è dispersa ancor di più. L'uomo ha cancellato il bene che abbiam fatto per questo regno e per questa città. Tu, mio caro Signor Bernino, cosa sai di Ambras?-

Il ragazzino ci penso su. Forse, per i canoni umani, ci pensò troppo a lungo ma per l'elfo il tempo trascorso fu quasi infinitesimale.
- Beh, Ambras prende il suo nome dalla prima figlia del primo meritatissimo re di Alamexia, che la città fu fondata da dei prodi eroi che liberarono questo territorio dai selvaggi e che grazie al potere di Ambras i villaggi più piccoli si sottometterono a noi.-
Nuerdilil rimase in silenzio decisamente troppo a lungo per Bernino con una espressione che sembrava un misto tra disgusto e incredulità. Poi, rise di una di quelle risate tristi e sconfortanti, di quelle che ti fan capire come tutto ciò che è stato non è mai servito a niente.
-Amico mio, vieni con me, segui i miei passi e capirai. Quel fregio su quella pietra, prendila dai, è parte di una storia che ti han celato. Adesso ascolta bene.

-Tutto iniziò all'alba di quel che poi un elfo di questa città dichiarerà essere la Terza Era. Queste terre, tutte quelle che venivano un tempo chiamate Pianure Arse, erano abitate da tribù e comunità di nomadi. Fondamentalmente gente semplice che cercava di vivere con ciò che trovavano ma sopratutto erano uomini e donne che avevano paura, paura di ciò che non conoscevano. Grivian arrivò in queste terre con qualche decina dei suoi fratelli e sorelle. La sua compagnia era da tempo malata perchè i suoi figli si erano ormai corrotti con il mondo esterno. Egli era ormai perso nei suoi studi. Da tempo aveva individuato i moti astrali, aveva capito come a seconda della stagione le stelle cambiassero di posto e di come ad ogni anno queste ritornassero al loro posto, come se oscillassero. Spiegò questo a molti marinai, ma solo pochi si fidarono di lui. “Meglio veder la luna, quella nasce da una parte e finisce dall'altra, segui quella e vai dove vuoi” gli rispondevano.
- Viaggiò lungo la costa dove oggi vi è il Costabuia, si perse tra i colli del futuro Loner, conobbe i ranighi e loro conobbero noi e la nostra conoscenza. Fummo dapprima ospitati e poi cacciati dai custodi delle montagne da dove vedemmo le aurore e ne capimmo la provenienza.
Grivian rimase molti anni a guardar le stelle e gli astri da quelle vette ma è un altro discorso no? Superammo i clan dei nani, allora ancor leggermente ospitali con le antiche specie, e arrivammo qui, in queste pianure così ricche e così brade.
- Al tempo qui vivevano rozzi barbari che cacciavano solo di giorno e di notte si rinchiudevano in grotte senza fuochi. Le tribù erano enormi ma non conoscevano altro che il modo di sopravvivere. Tra questi però vi era un uomo più arguto e intelligente dei suoi simili. Quando ci vide non scappò come tutti.
Molti barbari presero le lance, altri le asce e provarono a ucciderci ma quell'uomo noto solo a pochi come Ciriatto ci difese. Disse che quelle terre son dei barbari ma che da tempo il mondo era cambiato, disse che noi avendo varcato i limiti del loro regno eravamo di diritto di loro proprietà. Grivian rimase perplesso per la prima volta dopo decenni.
Gli elfi furono presi e portati in piccole grotte buie e qui Ciriatto li legò alle pareti con catene e funi. Nessuno si ribellò perchè la nostra guida ci disse di non essere ostili con quei barbari ma io li avrei uccisi in quello stesso momento. -

La voce di Nuerdilil era secca e aspra in quel momento e Bernino fece un passo indietro istintivamente. Il vicolo in cui erano passava inosservato ai tanti individui che lo attraversavano. Sembrava come se non esistettero.
- Grivian divenne schiavo come tutti di Ciriatto ma nelle settimane successive l'umano iniziò a interessarsi dei nostri modi di fare. Dopo poco più di un mese ci liberò dalla schiavitù scusandosi perchè l'importanza di ciò che sappiamo non dovrebbe essere mai messo a tacere. Fu lo stesso Ciriatto così a proporsi a Grivian di diventare parte del suo popolo e di poter apprendere ciò che noi avevamo acquisito nel corso del Viaggio.
Non so perchè ma Grivian accettò di buon grado. L'umano si inserì egregiamente, imparò anche la nostra lingua e grazie a lui molte tribù di umani barbari si unirono a noi. Diventammo un popolo. Gli umani ci amavano e noi eravamo affezionati a loro. Passarono diversi anni e un giorno proprio dove ci troviamo oggi fu sancito un accordo. -
Bernino era tutto orecchi. Ogni parola ormai gli entrava nelle ossa facendolo tremare come i brividi causati da acqua troppo fredda sul viso.

- Ciriatto fu chiaro ed esplicito: “ Messer e sir Elfo, conosciuto a noi come Grivian e figlio della prima dinastia della vostra razza elfica e a voi tutti suoi fratelli, concedetemi di sposare una delle vostre sorelle e di fondare qui una civiltà che sia simbolo di un nuovo mondo. Permettetemi perciò di sposarmi con Amira mio Sire.”
- Grivian ci pensò a lungo e in quel tempo egli rimase da solo e soltanto ad Amira era concesso di poterlo incontrare. Vi furono lunghe chiacchierate tra loro e ad ogni giorno che passava il popolo umano iniziava ad ergere case e palizzate. Il clima era unico: elfi ed umani lavoravano assieme. I primi spiegavano nuovi modi di costruire e gli umani apprendevano come pochi. Il ricordo dei barbari che vivevano nelle grotte si allontanò giorno dopo giorno.Grivian solo una volta si mostrò a tutta la comunità elfica e fu proprio in quella locanda in cui ci incontrammo.
Egli si fece vedere a noi, era vecchio e malato fu subito chiaro a tutti.
“miei fratelli, vi chiedo umilmente perdono del tempo che ho impiegato nella mia scelta. Ciò che Ciriatto mi ha chiesto vuol dire un grande passo per il mio popolo e per i miei parenti. Cosa accadrà? Questa domanda è ciò che mi ha consumato più delle aurore che oggi mi son chiare come un cielo. Il nostro sangue in qualche modo meno soggetto al volere di Loki sembra essere arrivato al termine. I miei fratelli non so se mai troveranno risposta a questo quesito o se l'han già risolto ma ho riflettuto molto. Nel corso del nostro viaggio il mio popolo si è disperso o non ha resistito al mondo che lo circondava, le nuove generazioni che son nate in qualche modo riflettevano questa insicurezza e i volti dei figli cresceva più velocemente. La nostra vita si sta accorciando. Il nostro sangue si è piegato al tempo.-
- Per tale motivo credo che la razza degli umani sia in qualche modo più idoneo ai tempi che arriveranno. La nostra specie ha imparato molto dal mondo che lo circonda ma poco dalle creature che lo popolano. Per qualche motivo ci siam sentiti sempre superiori e forse è stato questo il mio errore.
Che Amira sposi pure Ciriatto, io do il mio consenso a tale unione sperando che si prospettino nuovi orizzonti per tutti noi. -
Nuerdilil si fermò e si asciugò gli occhi e Bernino non potè che non commuoversi nel vedere una nobile creatura piegarsi così al peso di un racconto.
Sospirando l'elfo continuò: - Quella decisione fu per noi motivo di gioia; eravamo ormai uniti agli umani con corde più spesse di quelle dei sentimenti. Eravamo un popolo e questo, tra noi elfi, era una sensazione che avevamo dimenticato.
La città crebbe velocemente e Amira sposò Ciriatto proprio qui dove un tempo sorgeva una grande piazza. Ciriatto però si dimostrò solo alla fine di essere un maledetto. Passarono anni, anni in cui Amira diede alla luce la prima creatura metà umana e metà elfica.
Furono anni stupendi, anni in cui la bimba crebbe credendo nella giustizia e nella conoscenza. Grivian e Ciriatto ormai erano sempre insieme e ogni giorno cercavano un modo nuovo di poter ampliare la città. A quel tempo molti umani arrivavano per poter far parte della città e nessuno lo impediva.
Grivian spiegò all'umano tutto ciò che sapeva: dall'astronomia all'agricoltura, dalla navigazione al buon governo. Divenne il suo mentore e Ciriatto lo ricompensava dimostrando ciò che sapeva. Grivian ormai sapeva che il suo tempo era in qualche modo finito. Molti degli elfi provarono a parlargli e chiedergli perchè tutte quelle conoscenze non le scambiò mai con un altro dei suoi simili ma lui rispondeva sempre dicendo che il nostro tempo era finito ed era giusto per la bimba mezzelfa sapere ogni cosa possibile da entrambe le civiltà che l'han concepita.
Ciriatto si dimostrò di essere ciò che sfortunatamente il tempo ha scordato solo quando il piano si dimostrò pronto. La bimba era ora una ragazzina e il suo nome fu per molti un segno di speranza: Ambras.


Tutto iniziò con l'arrivo dell'inverno.
I tempi andavano a delinearsi e di quel regno che sarà noto in seguito come Alamexia si poteva già intuire tutto il suo splendore guardando ciò che avevano costruito gli umani con gli elfi. Immense case, strade larghe e pulite. I fabbri umani avevano imparato ed escogitato nuovi metodi per fabbricare spade e corazze, i falegnami ora lavoravano per costruire carri e pilastri per le case, gli agricoltori ora avevano appezzamenti di terreno con cui producevano agrumi, frutta e verdura.
L'inverno si rivelò rigido e lungo e le locande erano ormai affollate da viaggiatori e cittadini.
Ciriatto ormai governava senza più chiedere consiglio all'elfo e lui era ritornato agli studi degli astri e delle aurore come mai prima d'ora.
Grivian viveva all'interno di una torre poco fuori il centro di Ambras. La torretta in legno e in pietra era alta abbastanza da non avere ostacoli per lo studio degli astri e la sua vita era persa nella ricerca della verità. Anche Ambras, la usa nipotina e il suo gioiello, venne più volte da lui ma sovente capitava che Grivian non la facesse entrare nei suoi alloggi.
All'inizio sembravano casi isolati; Ambras era diventata una città enorme e ogni giorno sorgevano problemi e screzi nelle varie comunità. Ogni giorno moriva qualche elfo, una volta per colpa di un carro, la seconda volta per una rissa nei bassifondi e tutto ricadeva in un lungo silenzio ma una notte i sicari commetterono un errore.
L'elfo riuscì a sopravvivere e a scappare all'assalto. Saltò, corse, evitò i suoi assassini e si nascose per tutta la notte. Egli poté vedere e sentire; ascoltò ciò che nei secoli si perse.
Ciriatto era l'artefice, egli voleva rendere la comunità elfica sempre più inferiore di numero e importanza, voleva farli sparire e renderli vili, maledetti e infami.
- Che brucino loro e i loro maledetti figli. Ci hanno sfruttato per ergere questo luogo, come schiavi! Che i loro figli siano maledetti e che le loro stirpe sparisca soffrendo!-
Queste furono alcune delle frasi che l'elfo riuscì a percepire.
Il risultato di quella notte fu famosa tra noi elfi come Tradimento. -
Bernino era quasi scandalizzato, non poteva credere che la città in cui viveva poteva essere nata su un così tremendo intento.
L'elfo non sembrava neanche accorgersene, forse era così abituato a non farci più caso tanto si era ripetuta questa storia per non scordarla. Si fermò e vide che ormai albeggiava.
- Torniamo alla locanda, questo vicolo si riempirà di gente. -


La strada che usarono neanche Bernino la conosceva. Erano tutte scale di pietra abbandonate in cui la luce filtrava tra assi di legno e vecchie macerie.
- Qui ci troviamo tra i vicoli dell'antica sede di Grivian. Questa zona l'aveva progettata lui stesso quando ancora Ciriatto sembrava una persona di cui fidarsi. Disegnò questo luogo come se fosse una mappa astrale. Vedi quelle torri ormai rovinate? Bravo, quelle, in ognuna vi erano posizionati gli astrolabi che la nostra guida progettò proprio per scoprire di più sugli astri e le aurore che non compaiono più.-
- E perchè nessuno le ha più riprese?-
-Perchè furono date alle fiamme, gli astrolabi smantellati dalle loro sedi, smontati e fusi per fare parte della cupola della Grande Biblioteca che puoi vedere oggi. Quel giorno fu per noi tutti un giorno da dimenticare. Era il simbolo che quel periodo era ormai da dimenticare. Ma andiamo per ordine, quell'evento è ancora lungi dall'avverarsi. L'elfo corse sino agli alloggi di Grivian, proprio tra questi vicoli e lo avvisò di ciò che sapeva. Molti elfi raccontarono di quel che accadde dopo. Nessuno di noi aveva visto Grivian in un così stato. Era vecchio e per alcuni di noi completamente pazzo ma nessuno si sarebbe aspettato così tanto ardore.
-Quella notte tutti noi scendemmo nelle strade. Fu incredibile vedere un popolo che nei secoli si era così disgregato, andato perso e corrotto dal mondo, riunirsi in così breve tempo. Sciamarono come le formiche fuori dalla tana, come se non stessero facendo altro che aspettare quel momento. Dalle case, dalle cantine, dai boschi intorno alla città vennero a frotte solo tramite il passaparola. Grivian uscì per ultimo appoggiato al suo bastone, ancora ricordo la strada che abbiamo percorso per arrivare davanti alla casa di Ciriatto.
-Noi tutti seguivamo il nostro capo, la nostra guida che arrivato davanti alla casa entrò dando alle fiamme la porta con il solo toccare del bastone. Nessuno di noi ricordava più la magia di Grivian e nemmeno pensavamo che potesse esserne ancora in grado. Urlò il nome del suo genero, salì le scale e quando entrò vide che Amira giaceva riversa sul letto con il lenzuolo che la ricopriva.
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