febbraio 20, 2010

I folletti

 Colonna sonora: fairy


In questo incantato mondo gli umani, gli elfi, i nani e mille altre creature regnano incontrastati ma in pochi conoscono la presenza dei folletti o spiritelli. Questi folletti, sono piccole rappresentazioni dei sei elementi base che nascono dai corrispettivi paracelsi. Ogni folletto vive sin tanto che l'elemento in cui è nato è prevalente intorno a lui. Mettere un folletto dell'acqua in un bicchiere lo terrà momentaneamente in vita mentre un folletto del fuoco tolto da un focolare lo ucciderà all'istante. Ne esistono tantissimi tipi ognuno con le sue caratteristiche e peculiarità. Hanno caratteri particolari; molti parlano solo con rime, altri sono particolarmente avidi, o molto generosi o terribilmente sadici, in ogni caso ogni folletto ha accentuato un solo aspetto di un carattere normalmente sviluppato. Incontrare un folletto sarebbe come parlare con un bambino piccolo ma fatto sta che offendere un folletto vuol dire aspettarsi ogni genere di dispetto e capriccio. Importante è conoscere le loro abitudini. Molti, come i folletti dell’acqua, sono lunatici, altri come i folletti dei fiori, sono vanesi e narcisisti, altri ancora, come gli spiritelli della terra sono calmi e ottusi. Ciò che però li accomuna è il loro cibo; chiunque non sia un folletto, una volta mangiato un loro frutto, acuirà i propri sensi ma verrà drogato dalla loro bontà e ogni altro cibo sembrerà insipido o cattivo. Non va sottovalutato questo fattore; essere drogati di cibo dei folletti porterà a morire di fame per l'astinenza di quel cibo e non è certo una bella cosa. Infine molti alchimisti pensano che dai folletti si possano ricavare ottime pozioni. Nermon, così narrano le leggende, fece l’elisir di lungga vita distillando le lacrime di un folletto nel momento peggiore della sua vita. Ma queste, come ben si sa, sono soltanto favole…
Cipix
Da quando sono entrato in questa foresta sapevo che qualcosa si muoveva. Me ne accorgevo con la coda dell’occhio, come se la folata di vento movesse più forte i ciuffi d’erba di quanto dovrebbe essere. Era il terzo giorno quando sotto un albero per ripararmi dal caldo dell’estate mi appoggiai al suo tronco, lì mi resi conto della loro presenza. Ci fu una folata di vento, particolarmente forte ma come finì un piccolo ciuffo si spostò dall’altra parte! Corsi verso di lui e lì lo vidi: un piccolo umano, con un grande naso, piegato sotto il peso di un ciuffo d’erba che lo proteggeva come uno scudo. Durò solo un istante, poi un'altra folata e di lui più nulla.
Marien di Namira- Diario di viaggio
Smoilik
Lontano mi osservò. Era giorni che mi creava ogni tipo di disastro nel mio studio. Le candele lo illuminavano leggermente attraverso una piccola ampolla che lo copriva. Di lui si poteva notare le due paia di braccia che finivano con sole tre dita che si appoggiavano all’ampolla mentre il resto del corpo era in buona parte semplice polvere. I suoi quattro occhi mi guardavano attentamente e si dissolse nella polvere. Il giorno dopo ritrovai il mio calamaio.
Gromis - Erborista di Mulanshoon
Pirza
Quando il fuoco screpita in pochi lo vedono. Ma se uno osserva un camino o un fuoco spegnersi, quando l’ultimo pezzo di brace si sta per spegnersi, lì e solo lì si potrà vedere una piccola creatura. Otto piccole zampe che camminano velocemente, due braccia robuste e lunghe e un corpo ricoperto di piccoli pezzetti di brace, spingere l’ultima brace accesa e spegnerla facendola rotolare. Tutto mentre il resto del mondo si muove.
Filand – Scritti di un bardo anonimo dell’Impero
Eluni
Spesso quando ci si allontana troppo dalle comuni vie dei boschi è normale sentire meglio i richiami degli animali. Ma ce ne uno, il cui canto è armonioso come quello di un usignolo e piacevole come una melodia, che però non è quel che sembra. Sono tanti i poverelli che ha lasciato sul suo sentiero. Egli in realtà non è neanche un animale, tanti lo vedono come tale, ma non lo è. Costui è un folletto, il cui unico intento è incantare la sua preda con il suo melodioso canto e farlo morire di stenti nelle foreste. Ma io l’ho visto! Sono stato l’unico! Ed egli è stupendo. Con due ali come una libellula, con due occhi grandi e neri mi fissava, le sue braccia del colore del cielo mi salutavano e poi il suo canto. Ma io l’ho sconfitto! L’ho preso e l’ho mangiato! Io Qomer mi sono tagliato le orecchie cosicchè il suo canto non mi potesse più confondere!
Qomer, l’orco sordo- traduzione di Derro Perravamo
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