dicembre 22, 2009

Di colui che poi sarà noto come Campione, parte2

Inizia la seconda parte del racconto, qui la prima parte. Buona lettura:
 

La notizia fu come una epidemia. In breve tutti sapevano. Chi era? Perchè ora? Qualunque fosse stata la risposta, quelle parole son morte nelle menti dei profeti. L'unica traccia, bontà loro, le stesse centinaia di medesimi messaggi. Tra i poveri si respirava un misto di speranza e disperazione; chi vedeva l'ingiusto in ogni angolo adesso sperava in una nuova e più promettente vita. “Basta, sempre a soffrir la fame”.
Chi invece nella sofferenza vi trovava quella modesta gioia e positività intravedeva i tempi più bui che avesse mai vissuto. “Basta che non debba soffrir di più la fame”. Ognuno però in cuor suo, nel cantuccio più oscuro e nascosto, vi era lo stesso presentimento: non vi sarà domani, non per me. I più ricchi erano in preda alla follia. Chi imballava in cassoni tutto e partiva verso la prima strada sicura, chi si blindava in casa come affetto dalla peste, come se quel pensiero costantemente presente in tutti non potesse passare nello spazio appena sotto l'anta della porta. Illusi. Ciò che più è terribile e pericoloso del pensiero è che non fa distinzioni etici o razziali. Che siano nobili elfi, vili nani o blandi umani, tutti erano uguali di fronte al dubbio. Come fu per i primi Elfi il dubbio attanagliò anche lei, colei che sostiene il regno, l'ultima provincia, Nulb. Selina soffriva palesemente. Decine di decine di fogli palesemente uguali, terribilmente veri. Sparsi nella sala come lanciati al vento.Maledizione.
-Regina- disse una voce leggermente insicura. -Dimmi cara- il tono era forzatamente gentile ma per lei che la portò a ciò che è ora fu comunque cordiale.
-Regina, tutto sta crollando? Cosa accadrà? Il popolo è in subbuglio, chi scappa, chi uccide. Neanche la peggiore delle epidemie. È il caos.-
-Misericordia! Nulb è ancora in piedi e i tempi oscuri son ancora lontani. I messaggi che son giunti a noi sono speranza e luce dei giorni di quiete dopo la tempesta. Il mio popolo è ciò che mi preme di più. Coloro che scappano per rive più sicure ho paura che periranno e perderanno la via di casa. Nessuno deve temere il futuro buio che ci si prospetta.-
Il tono era fermo ma il suo sguardo trapelava sentimenti contrastanti. I capelli biondo rilucevano nel triste ambiente che si era creato. Le mani leggermente tremanti, la pelle candida ma stanca e gli anni che iniziavano a far notare il trascorrere degli inverni creavano una cornice di assoluta regalità. Il tavolo era circondato da persone importanti e fidate. Nessuno era al corrente però di tutta la conoscenza di Selina.


Lorvo era ormai disperato. Niente più sussidio per gli studi e nessun incarico per il prossimo futuro. Ormai addio studi, addio Accademia, addio Carlà. Dannazione, dannazione e dannazione. L'unica fortuna fu che il carro poteva contenere un sacco di proprietà di Cornelius. Un paio di liquori di vecchia annata, un intero scrigno di ampolline di strani ingredienti di cui sinceramente ignorava la conoscenza. Strumenti, vino, vestiti, specchi, tappeti(quelli che si fece portare dal Loner dal suo amico nomade), un paio di vecchi arnesi da combattimento, forse una spada e una che sembrava più piccola. Almeno sarò commerciante!

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