dicembre 20, 2009

Di colui che poi sarà noto come Campione, Antefatto

Dietro il vetro si celava una quantità di polvere notevole.
Realmente notevole. La mensola era completamente piena zeppa di polvere, ogni angolo era ricoperto da uno strato lurido e sudicio; lì dove vi erano ampolle, libri, calamai, teschi e contenitori si formavano altri piccoli grumi che arrivavano a ricoprir anche lo stesso oggetto lì posto.
Il silenzio di quella stanzina era piacevole.
Là sulla torre da tempo non si sentiva altro.
Cornelius erano giorni che scriveva e l'ultima volta che Lovro, il suo discepolo spedito dall'accademia di Medicina, provò ad entrare si sentì tirar via da una vera e propria sequela di maledizioni.
La concentrazione del Maestro, del Profeta, era al massimo e Lovro da parte sua, teneva alla sua vita.
Meglio lasciarlo fare.- Tornando rimbecillito alle sue mansioni( e con il vassoio vuoto del pranzo che si era riversato sul pavimento).
Cornelius dal canto suo era da giorni e giorni privo di sonno, poverino.
Dal canto suo, Cornelius, barba lunga, bianca candida, occhi infossati, sgranati, pieno di rughe, con cattivo odore, sporco, tonaca di seta sudicia, capelli arruffati, naso adunco e lungo, con i denti di fuori e mancanti era sicuramente vicino a qualcosa di sconvolgente.
Da mesi aveva seguito le stelle spostarsi, per lui era facile accorgersene e i suoi strani strumenti di misurazione che per molti sarebbero degni di un mago, per lui erano semplici mezzi come il chiodo e il martello. Astrolabi e sestanti pendevano dal soffitto dove i ragni ballavano e si divertivano a mangiare le mosche che si depositavano prima sul cibo di Cornelius e dopo tra i fili della ragnatela.
La luce, anch'essa polverosa, si fermava proprio sui fogli su cui scriveva.
La costellazione della Torre si avvicinava al Cavaliere e quella della Spada alla Fenice.
Brutti, brutti segni, miseriaccia se erano brutti segni. L'avrebbe dedotto anche quello scemosguatteromandatodallaccademiadeiCiarlatani di Lovro ma quello in su non guarda mai.
D'un tratto ormai fu tutto chiaro. Saranno stati gli incubi infernali che cessarono con l'insonnia, sarà stato il digiuno che le deduzioni portarono ma su decine di decine di fogli fatti a mano vi era sempre la stessa scritta.
Giù, Lovro sapeva che dopo la decima volta che i suoi pranzi venivano sprecati sulla stessa mattonella dello studio di Cornelius, non avrebbe più fatto il pranzo al Profeta dell'altissima torre di Nulb.
che si fottesse, vecchia cornacchia!- urlò dalla cucina logora e ammuffita in cui viveva come assistente.
Quel decelebrato pazzo! Che possa venirgli un colpo!-
TONF!
Un suono sordo, pesante, incredibilmente duro e secco piovve dall'alto sino alle sue orecchie attraverso la finestra piccola e sozza della cucina in cui viveva.
Urla, grida e quant'altro fecero da contorno al primo sordo tonfo.
Lovro uscì dal bugigattolo della sua cucina e vide Cornelius, il Profeta, dilaniato sul selciato della strada. La finestra sporca lo aveva circondato in mille frammenti.
Il corpo era frantumato, annichilito dal dolore. Gli occhi vitrei sembrava avessero scorto la verità, la Conoscenza e le sue conseguenze. Tra le mani stringeva più forte che mai l'ultimo foglio di una sequela identica lasciata nel suo studio, decine di metri più in alto.
Il popolino zoticone urlava, bimbi che ridevano come dementi. Le guardie già correvano ad assistere Lovro che ormai aveva letto parte di quella verità che Cornelius strinse fino al suo ultimo secondo di vita:
I cinque tesori son tornati,
E il sommo li ha radunati,
Cinque le teste che si chinano,
Mille i corpi senza vita.
I venti di morte si sono alzati e lontano ora chiamano.
Neri i tempi e rossi i cieli,
La fine è vicina, l'Empio Campione è rinato.


La scritta era così decisa come se si fosse scritta la cosa più sensata e logica del mondo conosciuto. Tutto era così rigoroso e preciso.
Lovro, tentennò come se per un attimo quelle parole avessero risvegliato in lui qualcosa e guardò in alto come se si aspettasse di dover precipitare anche lui.
Ma non accadde. Non a Nulb ma a Magdalen, Breton e Vald altri profeti morirono allo stesso modo, con la stessa scritta e forse con dei rispettivi Lovro a temere il futuro.
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