dicembre 23, 2009

Colui che poi sarà noto come Campione, parte 3

Siamo giunti alla terza parte di questo racconto. Volete sapere cosa è successo prima? Eccovi i link:
Prima parte;
Seconda parte.
Buona lettura!


Ma tutto era ormai in fermento. Il terreno tremava sotto i passi dei goblin che si spostavano furtivi da una parte all'altra delle colline La cosa positiva della Provincia di Nulb era che per giorni anche intorno alla città poteva capitare di non incontrare nessuno. Nulla di meglio per loro che adesso potevano aggirarsi indisturbati.
Il fetore era micidiale. Nulla poteva essere comparato a tale immonda fragranza. Il cunicolo che avevano creato i goblin era lungo quanto tutta la collina e questo permetteva a quegli esserini ripugnanti di poter andare in ogni dove senza dover scalare la collina.
Gli alberi marci, le mangrovie e le paludi aiutavano quei cosi a star più comodi nel loro cunicolo.
Eppure lì vi era qualcosa di diverso.
Questi esseri così ripugnanti, anche per lo stesso Loki, son di norma sporchi, lerci, sozzi, immancabilmente luridi e infangati. I loro nasi son ciò che le mamme usano per spaventare i bambini e per farli andar a letto tanto son brutti. Denti gialli e neri, schegge nelle gengive, ingordi e deprecabili in ogni luogo e situazione, eppure lì in quel marasma di corpicini verdognoli, ve ne era uno diverso.
Nel futuro e nel passato era e sarà conosciuto come Graktar. La sua vita era gloriosamente cambiata e ne era felice, malignamente felice. Da tempo quell'incontro lo portò a scalare quell'insulsa gerarchia che per tanti può essere nulla ma per lui era tutto. Brutto come pochi e il suon naso ancor più maciullato e torturato, monito per i suoi contendenti. Strabico, sfregiato e zoppo. Un orrore.
Ora comandava, capitanava, sparlava e urlava. Pisciava quando voleva addosso ai suoi prigionieri e quando voleva li mangiava. Quanto erano prelibati i suoi prigionieri. E tutto grazie a quell'uomo.
Un dono inaspettato fu, per quanto la scena sarebbe sembrata agli occhi di tutti più un patto.
Un dono per un servizio. Volendo poteva sembrare più un contratto.
Gli occhi sporchi di Graktar lo miravano, una bella e perfetta sfera. Piccola nelle sue mani ma potente. Lo sentiva. Grazie a quello poteva vedere. Poteva sapere!
Egli conosceva. Nulla di meglio per poter esercitare potere.

Chi poté mai ricordare la morte di Graktar?
Di certo non i suoi seguaci. I goblin per antonomasia non sono fedeli; non provate a convincerli non vi riuscireste. Son per natura bastardi e infidi. Lo stesso Graktar è uno spietato bastardo, anzi, è stato uno spietato bastardo.
Uccideva chiunque gli desse fastidio, dalla sentinella del tesoro al suo secondo e anche a qualche insetto se gli ronzava troppo frequentemente.
Ma al momento della sua morte qualcuno vi era.
Non fu una morte piacevole, né tanto meno comune.
Halena Galanodiel e Ilia erano presenti e quanto avrebbero voluto non esserci.
Di notte appena oltre le colline che Graktar aveva presidiato vi fu l'incontro. Sotto i fulmini.
Le tracce che i suoi “fedeli” avevano lasciato erano troppo evidenti. Migliaia di volte si era raccomandato di star attenti alle tracce ma quegli stupidi non capivano niente se non “Mangia-bevi-piascia-dormi”. Odiosi anche per Graktar.
Lei aveva salvato Selina, l'aveva portata a diventare regina e ora, per l'ennesima volta la regnante aveva chiesto un servizio a lei. Secondo le antiche regole, la regina era padrona del suo popolo e quindi anche di Halena. “ma perchè?” ogni qualvolta la situazione si sarebbe presentata quella domanda lei si sarebbe posta la stessa domanda: ma perchè io?
Ormai era inutile in quel frangente continuare a chiedere. La regina chiede, il servo risponde. Per questo lei era là. E Graktar per quanto goblin e odioso era stato sino a quel momento realmente fastidioso. I suoi scagnozzi erano stati quanto mai complicati da sconfiggere e sapeva che da lì a poco ne sarebbero arrivati altri.
La collina era putrida e le erbacce spuntavano come artigli tra sassi e paludi. Incredibile come le paludi riescano a crescere ovunque. Graktar aveva portato diversi colpi gobbi a lei e alla sua compagna di viaggio.
Lo scudino di Halena era tutto bell'e rovinato e Ilia aveva la sua armatura infangata ed emanava odori nauseabondi.
Il lupo di Graktar era morto sotto i colpi delle due avversarie e Graktar che ne fu disarcionato dopo qualche centinaio di metri si prese una bella botta sul naso. Nulla di meglio per il goblin, un altro segno di forza.
Lo scontro fu veloce. Incredibilmente veloce. Graktar sbavante e inferocito corse contro Halena che caricava anch'essa con la sua mazza.
Il colpo che avrebbe ricevuto il goblin sarebbe stato quanto meno tosto e l'impatto gli avrebbe dovuto spostare almeno buona parte del viso. Dal canto suo Halena si sarebbe dovuta trovare con un pezzo di gamba in meno.
Mancavano pochi centimetri quando tra la pioggia che impregnava tutti vi fu un fulmine e lo scontro finì lì.
Graktar cadde come una pera lessa o troppo matura.
Cadde nel fango e nel putridume.
Una freccia quanto mai bella a vedersi gli aveva ben trapanato il cranio.
Da parte a parte.
Il naso che fine ad un momento prima sarebbe stato simbolo di tirannia sui suoi simili adesso sarebbe stato cibo per vermi per il prossimo futuro.
Una figura si stagliava poco oltre il crinale. Non la si poteva scorgere completamente ma era slanciato e temibile. La pioggia lo rendeva solo più lontano. La figura era a cavallo e teneva stretta tra le mani un arco. Era strano l'arco. Troppo lungo anche per ricordare quelli elfici se qualcuno l'avesse mai visti ma in quel frangente ciò che diede la maggior impressione fu il luccichio metallico che questi aveva.
Ilia rimase impietrita. Dopo i goblin nel cunicolo, la pioggia, la palude e le pozze salmastre, adesso Graktar morto ed un altro nemico? Per lei era troppa, anche per essere una nana.
Tutto fu repentino.
La figura si impennò col cavallo e scivolo via con la pioggia che copriva i suoi passi.
Da lontano se le avventuriere avessero avute buon occhio avrebbero visti altri come la figura celarsi con la pioggia. I manti ricoperti di terra ed erba, e i visi coperti da bende verdi o nere. Ma erano ancora troppo rimbecillite dalla situazione così assurda. Chi era?
Forse solo il sapere il loro nemico per terra li rinfrancò.
Abbassando lo sguardo sull'essere caduto non si poté far altro che rabbrividire. Il goblin giaceva a terra con una espressione realmente spaventosa. Al collo vi era appeso uno strano oggetto. Emanava luce, fioca a causa anche del fango che ora la ricopriva.
Halena, con il suo passato da fuggiasca sapeva che doveva perquisire il corpo. Ilia al suo fianco mormorava qualche preghiera per ringraziare l'ennesimo goblin morto. Laeg avrà sicuramente gradito la morte di tutti questi goblin.
Graktar portava con se una miriade di stupidi ninnoli. Boccette di unghie di goblin, Ali di falena, banderuole, coltelli di pietra e piume di oca come se fossero tesori. Eppure ciò che colpì di più lo sguardo ibrido della ladra furono la collana che portava al collo e il rotolo che teneva alla cintola.
Nessuna delle due poteva aspettarsi l'inizio o la fine della loro avventura di lì a poco.
Bastò prendere in mano la collana....
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