ottobre 14, 2009

Tutto sta cambiando

Il fantasy esiste ancora?
Ciò che oggi conosciamo come sarà ricordato?!
Il tempo cambierà le nostre conoscenze?


- Diamine! Ma quando arriveranno?-
Sbottò il nano seduto ad un tavolino della locanda. Quel giorno la locanda “La focaccia” era particolarmente affollato. Molti contadini e forestieri vi sostavano per poter bere qualcosa, concludere degli affari o solo per riposarsi. Rutti, versi di denti su pane raffermo, starnuti e colpi di tosse erano i suoni più piacevoli lì dentro. Il camino a destra della porta, grande e sporco di fuliggine(troppe ne aveva viste quel camino), riscaldava la sala con un grande fuoco mal curato. Il pavimento era sporco e impolverato ma nessuno vi dava peso. Brace, briciole, fango, sassi, detriti, ciò che un tempo era cucinato, insetti, grani e sozzeria. Difficile che qualche riccone si sarebbe presentato lì dentro e perciò tanto valeva non pulire.
- Zitto Dungil!-
La voce proveniva dal suo compagno di viaggio, un uomo che mal sopportava il sole e tantomeno essere notato. E dire che è un tipo simpatico, ciarlone, buono come il pane.
- Se il bando diceva di presentarsi a quest’ora, vuol dire che non tarderà ad arrivare.-
Il loro tavolo era sporco di mangiare di altri clienti e la birra di Dungil, versata poco prima, aiutava a dare quel senso di sudiciume a tutta la locanda. E a loro. Dietro di loro, dopo qualche minuto che aspettavano, si presentò un uomo sulla quarantina. Grassoccio, con scarpe consunte, bastone vecchio ma buono, tutto piacevolmente profumato come per dare una bell’aria alla sua presenza che in ogni caso si mimetizzava con il colore e il clima de La Focaccia.
- Salve, se siete seduti a questo tavolo vuol dire che avete ricevuto il mio bando.-
Dungil diede un piccolo mormorio di assenso (per lui parlare a volta è troppa fatica; come se gli pesasse la barba) e Nares o Norman in realtà (che per tempo fu solo soprannominato Caccola), il suo compagno, si tirò indietro il cappuccio. Il suo viso era magro e scavato dal tempo; una rada barba incolta gli cresceva sul viso. I suoi occhi attenti si volsero a guardare l’uomo anche se forse poco gliene importava e forse lo strabismo, leggero leggero, tradiva questa attenzione.
- Molto bene, pare che oggi gli dei son stati premurosi con me. Ma prima le presentazioni. Io sono Bramante figlio di Bernino di Alamexia. Il compito che vi sto affidando è semplice. Portate questo messaggio al capitano delle guardie di Namira. Quando sarete arrivati egli vi darà di che mangiare e bere e un tetto sulla testa per qualche notte se lo vorrete e, ovviamente, una ricompensa. Non male per un semplice viaggetto vero? –
- Ma perché non ci vai tu, umano? –
Obbiettò il nano accarezzandosi la barba sporca e che puzzava peggio del locale.
- Ho altri impegni al momento, e voi siete gli unici che si sono presentati.-

Intorno, forse avrebbe potuto aiutare, tutti i clienti guardarono la scena in maniera allarmata. I due di cui ora il nome non è più così importante, non si seppe più nulla in quella cittadina che forse il tempo ha cancellato dalla memoria. Di Bernino ancor meno ci risultano notizie. Probabilmente il suo nome è stato dimenticato dai suoi figli se ancora esistono.


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