settembre 05, 2009

L'ultimo, colui che fu dimenticato, seconda parte

Ecco a voi il seguito del racconto. La storia continua...
Ogni elfo viveva tranquillo. In pace con se stesso eppure Loki si era infiltrato lentamente nelle loro vite come acqua nella roccia. Erindol rimase chiuso nelle sue stanze, Grivian cercò di prendere il suo posto, Maliedrin uccise l’Elimnor. Tutti per il concetto di bene superiore, del bene per i molti-. Un velo scese con queste parole sul volto di Nuerdilil ma proseguì:

- Quegli anni erano passati. Gli inverni si erano infiltrati nelle loro foreste. I figli gioiosi e felici di un tempo ora erano uomini, padri di famiglia. Delle tre caste, governate dalle tre vittime di Loki rimaneva solo il vago ricordo. La divisione era ormai un rancore che si celebrava ad ogni momento propizio. Grivian fu il primo a lasciare quel miraggio che Maeve aveva concesso loro.

- L’animo di Grivian era dalla morte di Erindol sempre rivolto alle stelle, alle aurore che riempivano il cielo stellato. Quali segreti custodiscono? Cosa potrebbero dire dall’alto della loro posizione?I tronchi a lui familiari ora li sentiva ostili come un recinto e così un giorno parlò alla sua gente:

“Che ognuno di voi si possa sentire libero. Il nostro passato era con i nostri fratelli. Io stesso ho aiutato il nostro Elimnor a trovarci un luogo in cui prosperare. Ma il mio cuore è ora pesante tra queste fronde. Il mio animo è oscurato, cupo tra questi alberi. Ciò che ci ha portati qui ci porterà altrove. Ogni notte i miei occhi guardano in alto, dove calunnie, colpe e rancori son inesistenti. Miei fratelli, perché è ciò che siete ai miei occhi, questa notte io partirò. Lascerò la nostra casa alla ricerca dei segreti delle stelle. Che nessuno di voi abbia remore o rancori per coloro che rimarranno o partiranno. Che ognuno di voi rimanga fratello dell’altro come sempre.”

- Gli animi furono scossi e timorosi. Le sue parole aleggiarono nei loro cuori in bilico per la scelta di una nuova vita e il loro passato-.

Vi fu una pausa dell’elfo. Si adagiò meglio su quello scomodo sgabello di vecchio legno marcio, il fuoco distratto crepitava e il suo suono era coperto dallo schiamazzo di quel tugurio. Il bicchiere di liquore ora era vuoto e posto sul bordo del camino.

- I passi che egli fece verso i margini del bosco furono pesanti sia per lui che per i suoi fratelli. Molti lo seguirono ma tanti, forse troppi, scelsero il loro passato che era l’unica certezza. Il mondo di fuori, aldilà degli Albori, era ignoto, oscuro. Le voci che sibilavano di notte tra le loro case provenivano proprio da lì e questo bastava agli elfi a non percorrere neanche un metro al di fuori del bosco. Grivian però era diverso. I suoi occhi guardavano aldilà delle nuvole, tra le stelle.

I suoi passi furono pesanti, come se li soppesasse.

Coloro che lo seguirono non piansero, non in quel momento. Non vi era rancore o rimorso in quel momento. Nei loro cuori si sperava non fosse un addio-.

Bernino fissò lo straniero, la sua voce si era addolcita rispetto all’inizio ma adesso poteva notare l’età di quell’elfo. La pelle non era più lucente come sempre gli fu descritta dai conoscenti, i capelli racchiusi in un blando codino ero opachi. Gli occhi seppur luminosi risentivano di un’antica stanchezza. Ormai il narratore era assorto nel ricordo e il fattorino sarebbe potuto andar via senza problemi ma quella storia aveva su di lui uno strano effetto. Non osò togliersi da quel pavimento lercio e pieno di blatte su cui era seduto.

- La presenza di altre creature era ancora qualcosa di sconcertante per Grivian. Uomini, nani, goblin, orchi. Quante facce aveva assunto quel viaggio. Quanti lati della stessa medaglia esistevano? La sua gente era ormai stanca.

Ricercati, giustiziati.

Il mondo lì fuori era cupo, oltre ogni immaginazione. Molti furono uccisi. Altri scapparono, altri tornarono indietro, altri decisero di fermarsi. Chi su un colle, chi oltre una cascata. Quel viaggio assunse lati che Grivian non si aspettava. Per molti fu solo un modo per evadere dal mondo che gli elfi si erano costruiti cercando lì fuori, paradossalmente, la stessa calma che vi era prima che Loki si insinuasse tra loro. Come se nel momento in cui fossero rimasti soli le azioni di Loki non le avrebbero più ricordate. Gli elfi, fuori dal loro mondo si trovarono spaesati. In quel viaggio Loki camminava con loro e tra loro. Cambiarono, senza volerlo. Non guardarono più la luna allo stesso modo, Maeve era nei loro cuori ma solo per reverenza e paura. Per abitudine. Vennero corrotti dai modi aspri degli umani, plagiati dai modi austeri dei nani, infiacchiti dalla codardia dei goblin e dalla crudeltà degli orchi. Eppure in loro rimaneva un animo regale. Qualcosa che gli dava una speranza. Eppure in quel mondo così marcio e crudele vi erano luoghi o persone dall’animo incantato e gentile. Vecchi contadini che davano loro cibo e acqua. Chi passava loro vestiti in cambio di qualche storia. Il viaggio seppur triste aveva risvolti unici.

Solo Grivian, nonostante gli anni di migrazione, rimase quasi immutato. Non cambiò mai il suo obiettivo. Cercare il segreto di quelle aurore. Ogni stella aveva un significato. Ogni aurora era una linea astrale, qualcosa che gli dei avevano lasciato per loro. L’essere uscito dalla foresta degli Albori aveva permesso di conoscere milioni di nuove culture, credenze, religioni ed emozioni ma questo non lo plasmò, non lo corruppe come accadde ai suoi fratelli. Il suo animo rimase sempre rivolto al cielo.

- Le sue carte erano piene di segni, note, appunti. Tutto era calcolato alla perfezione. Disegni su disegni, parole su parole, spartiti, diari e libri. Alcune stelle divennero importanti, nacquero per loro nomi. Si rese conto che il firmamento ruotava tra i vari mesi. Che alcune si spostavano ed alti assumevano forme somiglianti a cose e persone. Si accorse che questo era qualcosa che notavano anche gli Altri. Uomini usavano le stelle per viaggiare su mare, nani vedevano nelle stelle la loro piccola natura. I goblin li odiavano. Ciò significava qualcosa. Vi doveva essere qualche segno, qualche intrinseca importanza.

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